Un passo per volta per superare i confini dell’Africa. Le novità dell’impegno di Sophia in Senegal.

La metodologia dei progetti di Sophia non rimane mai uguale a sé stessa: più si entra nella realtà dei beneficiari e si comprendono le loro esigenze, più si evolve. Erik, responsabile del progetto Educare Senza Confini, ed Erminia, ricercatrice del progetto, spiegano a cosa stanno lavorando in vista del prossimo anno di lavoro in Africa.

Dopo la terza edizione di Educare Senza Confini, il team del progetto – che trasferisce informazioni nelle scuole africane sul fenomeno migratorio e sui rischi dell’immigrazione irregolare – sta rielaborando il proprio metodo di formazione.

La sfida per il 2023 è rendere il progetto sempre più adeguato al contesto locale. Per prima cosa, stiamo rivedendo il contenuto delle lezioni in relazione alla popolazione scolastica. Nelle scuole pubbliche del Senegal le classi molto numerose e disomogenee per età e background, e in media contano 70 studenti di età compresa fra i 12 e i 19 anni in spazi non più grandi di quelli che troviamo nelle scuole in Italia.” Afferma Erik, che spiega come il nuovo format del percorso educativo si baserà su più ore di formazione per classe. Inoltre, il team sta qualificando una nuova risorsa umana in vista della prossima edizione.

L’evoluzione del progetto segue il lavoro di Erminia Florio, ricercatrice, che, grazie alla borsa di studio della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontefice, studia l’impatto del progetto sulla percezione del fenomeno migratorio su un ampio campione dei 4.000 studenti e 20 docenti dei 10 licei che hanno partecipato ad Educare Senza Confini.

Tra i risultati dello studio si evidenzia una discrepanza tra le convinzioni degli studenti riguardo le possibilità di lavoro in Senegal e in Europa e le reali possibilità di lavoro di un migrante. Si sottolinea anche la capacità del progetto educativo di disincentivare gli studenti rispetto alla possibilità di emigrare per vie non legali (cioè, senza documenti).

Erminia nello specifico ha affermato che “L’obiettivo della ricerca fatta è stato capire quale metodo è più efficace per formare gli studenti del Senegal sul tema della migrazione. In Senegal ci sono voluta andare per vedere da vicino quello che stavo elaborando nella ricerca, vedere con i miei occhi la realtà. Ho capito che c’è molto spazio per migliorare.

Ha raccontato poi com’è nato in lei il desiderio di lavorare in questo ambito. “L’idea è nata quando, tempo fa, ho conosciuto a Roma un giovane iraniano che mi ha chiesto una mano con i documenti. È stato difficilissimo aiutarlo. Mi è venuto in mente che con il mio dottorato potevo fare qualcosa in più per i giovani migranti.”

Per l’edizione incipiente Erminia ha deciso di progettare una nuova indagine, basata non più sui questionari ma su interviste individuali, per indagare meglio le motivazioni delle discrepanze individuate tra percezione e realtà della migrazione per lavoro.

Al terzo anno in Africa, la metodologia di Educare Senza Confini è pronta a compiere un nuovo, decisivo passo nell’affrontare con maggiore efficacia il tema della migrazione visto dagli studenti senegalesi.   

Scopri che facciamo in Africa guardando questo video: della recita che una delle classi che ha partecipato al progetto ha performato per esplicitare i pro e i contro della decisione di emigrare in modo clandestino.

 

 

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