Sternotomia e la gioia nelle ferite raccontata per la prima volta al pubblico

Una ferita diventa l’occasione per scrivere – e parlare- della “bellezza della gioia”: Elisa Scorzoni, autrice di Sternotomia, presenta così il suo libro per la prima volta in pubblico. Il 4 Luglio infatti, nel silenzioso giardino della Casa per Ferie Cardinal G. Guarino, più di trenta giovani sono stati i primi a scoprire la personalissima chiave di lettura della storia dalla protagonista del libro e scrittrice, Elisa.

Sternotomia parla della bellezza della gioia. Questo può sembrare strano anche perché mi vedrete soffrire per la maggior parte del tempo”. In Sternotomia viene infatti raccontato il cuore di un’Elisa che cresce, o meglio, di una giovane donna che più matura, ci – e si – racconta con sincerità come la parte più intima di lei ha vissuto, incassato, assorbito e reagito alle relazioni “da copione” della sua adolescenza. Un copione fatto di mancanza di rispetto, finzione, maschere. E di una violenza subita. “Anche se può sembrarlo questo episodio – della violenza – non è il “cuore” del libro”, spiega Elisa. “Sta al capitolo 5 per un motivo.

I passi più importanti sono stati l’amore e il perdono”, dice con ferma dolcezza la giovane scrittrice. “Mi hanno permesso di guardare a quello che mi era successo sotto una luce diversa rendendo possibile un cambiamento”. Grazie anche al cammino spirituale Signa Veritatis, nel quale Elisa ha trovato una guida e degli alleati, la protagonista è riuscita infatti a guardare in viso la sua paura. La paura di non piacere, di restare da sola, di non essere abbastanza, resa ancor più forte dall’abuso subito. Una paura che l’aveva illusa di poter superare tutto da sola senza alcuna ripercussione e le aveva impedito di vivere e vedere tutta la bellezza della gioia di aprirsi a sé stesso e all’altro, che oggi riesce finalmente a gustare.

Sternotomia è quindi un messaggio di speranza, indirizzato a tutti quei giovani che vittime e carnefici della prepotenza o dei luoghi comuni si isolano nei propri giudizi su di sé. Come racconta Elisa, ciò che le è accaduto è “straordinariamente ordinario”: già solo tra i suoi conoscenti in tantissimi l’hanno ringraziata per aver avuto il coraggio di chiamare con il loro nome le dinamiche violente di moltissime relazioni giovanili vissute. E di aver testimoniato che insieme è possibile portare luce anche nelle parti di noi più in ombra.

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