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Un’area capace di (ri)accogliere: Sophia industriale

Nel mese di marzo il telefono di Sophia ha squillato. Era Soufiane, un ragazzo di 35 anni del Marocco, che cercava Giuseppe. “Mi hanno rubato tutto: cellulare, portafoglio, documenti. Ho bisogno di lavorare.” “Va bene, vieni lunedì, parliamo.” risponde Giuseppe. 

Giuseppe sta lavorando nel piazzale industriale di Sophia. Guida un team di cinque giovani, di quattro paesi diversi che puliscono filtri di depurazione di membrane tutto il giorno. Il lavoro è duro, faticoso e umile. Pranzano insieme: scherzano e si prendono in giro. 

C’è una nuova commessa in arrivo, quindi Soufiane si può aggiungere al team. Lui non parla molto e lavora. I primi giorni fa tardi a lavoro. Aspetta un po’ prima di dire il perché: “Non so dove dormire la notte.” Due giorni dopo, viene in ufficio Tonino. Soufiane gli racconta la sua situazione. Vanno via insieme, perché Tonino gestisce una casa di accoglienza per stranieri e ha trovato un posto per lui. Ce lo accompagna. 

Edoardo, l’avvocato che sostiene Sophia, dà uno sguardo alla sua situazione legale. Il furto non ci voleva. Prima di luglio sarà difficile avere chiarezza sull’esito della sua domanda di asilo, post-posta per anni negli affollatissimi uffici pubblici. 

“Da bambino volevo fare il poliziotto”, a Soufiane piace la giustizia e non gli piace che in Marocco le persone vengono trattate in modo diverso a seconda dei soldi che hanno. Qui in Italia, quando prende la metro vede le donne stringersi le borse sotto le braccia per paura che lui gliele voglia rubare. “Io non sono un ladro. Non ho fatto niente!”. Non ce l’ha con loro. Ma con i suoi connazionali che in Italia hanno dato la scusa agli italiani di essere diffidenti. La sua prospettiva è di tornare dalla sua famiglia, avere uno stipendio dignitoso per poterla sostenere meglio. 

Soufiane è da più di 10 anni in Italia ma nel suo tortuoso cammino d’integrazione ancora non è riuscito a sfondare le barriere che lo separano da una vita sicura, economicamente stabile e salda. I primi quattro anni sono stati di lavoro nei campi, poi al circo. Poi con Sophia partecipa al corso di formazione ai mestieri edili del progetto “Creare Valore Attraverso l’Integrazione” realizzato nel 2019 con i fondi dell’8×1000 della campagna Liberi di Partire, Liberi di Restare. Trova lavoro come muratore a Salerno. Lì condivide una stanza ed è lì che gli rubano i documenti. “Per fortuna con Google ho trovato il numero di Sophia”. 

Nell’ufficio di Sophia in cui è stato accolto Soufiane, c’è una sua foto appesa al muro: quel corso del 2019 è parte della memoria grata che ha reso una capacità di formazione e un desiderio di stare accanto prima un esperimento, poi un progetto e oggi, 7 anni dopo, un’area di lavoro e una rete di relazioni capace di accogliere e sostenere chi ha bisogno di aiuto. 

Recentemente, c’è stato anche un altro ragazzo che è entrato nell’ufficio di Sophia e ha visto la sua foto al muro. E’ Amadou: lui ha conosciuto Sophia tramite il corso di formazione ai mestieri artigianali nel 2016, tenuto nei locali della parrocchia Divin Salvatore a Casal Brunori. Amadou è venuto perché la sua ditta sta collaborando con Sophia per la realizzazione di un laboratorio professionale per realizzare i corsi di formazione per nuovi ragazzi.