Giornata Mondiale del Rifugiato 2021: in fuga dalle carte.

Il 20 Giugno si è celebrata la Giornata Mondiale del Rifugiato 2021, appuntamento annuale istituito dall’assemblea dell’ONU il 4 dicembre del 2001 per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione di migliaia di uomini, donne e bambini costretti a lasciare i propri paesi a causa di guerre, catastrofi naturali, persecuzioni e fame.  

Secondo il rapporto (Mid-Year Trends 2020, in inglese) dell’Agenzia ONU per i rifugiati, l’UNHCR, nella prima metà del 2020 sono più di 80 milioni i profughi e i richiedenti asilo nel mondo, quasi l’1% della popolazione, una cifra mai raggiunta in passato.

Ma cosa si intende per rifugiato? Da articolo 1 della Convenzione di Ginevra, i rifugiati sono una categoria di immigrati a cui viene riconosciuta una speciale protezione internazionale che garantisce il divieto di espulsione “a chiunque che temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese”. Va da se che l’ottenimento dello status di rifugiato è tra le tutele più forti. Per essere riconosciuti tali, occorre presentare una richiesta d’asilo ad una commissione territoriale, che dopo un colloquio approfondito con il candidato valuta se quest’ultimo sia meritevole di una qualche forma di protezione: una protezione internazionale (rifugiato), una protezione sussidiaria o un permesso per i casi speciali. 

Quello del rifugiato è però uno status difficile da ottenere soprattutto in Italia. Dei circa 19.000 migranti sbarcati sulle nostre coste da inizio anno (dati del Viminale) solo a una piccola percentuale verrà riconosciuto perché non viene concesso a chi proviene da paesi in “pace” o in una situazione stabile dal punto di vista economico e sociale. I dati presentati dall’Eurostat infatti segnalano che i dinieghi nel 2020 siano stati il 70% delle decisioni, 10 punti in più sopra la media europea. 

Nell’esperienza di accompagnamento di Sophia Impresa Sociale, secondo Marco Ruopoli, il presidente, diventa difficile stabilire se un giovane partito da un paese in pace, ma prigioniero per anni in Libia, sia meritevole o meno di ottenere una protezione: “Il nostro compito è innanzitutto di far capire loro che esistono delle protezioni che possono ottenere e poi, di accompagnarli nel lungo e intricato processo di regolarizzazione della propria posizione in Italia.” Anche grazie al sostegno della campagna Liberi di Partire, Liberi di Restare della Conferenza Episcopale Italiana, Sophia Impresa Sociale si è fatta carico dell’iter legale di 20 giovani, rimettendo ordine nelle carte disperse di molti di loro. 

Per quanto riguarda la possibilità del ritorno nel proprio paese d’origine, Sophia lavora per creare le condizioni affinché il ritorno non sia una pena, ma frutto della volontà di ogni giovane.” Racconta Marco ai microfono di Radio 1 RAI. Chi emigra, lo fa spesso per sostenere la propria famiglia: la mancanza di lavoro è proprio il motivo per cui i giovani non vogliono tornare. La strategia di Sophia è quindi di permettere a chi vuole di tornare svolgendo un’attività: dall’ascolto di questa esigenza e dai racconti dei viaggi dei giovani accompagnati da Sophia è nato Educare Senza Confini, che permette ai giovani migranti di rientrare per sensibilizzare gli studenti dei paesi dove è forte la spinta ad emigrare sui rischi dell’emigrazione irregolare. 

La Giornata Mondiale del Rifugiato è uno spunto per domandarsi quale destino attenda i giovani che sbarcano sulle nostre coste e, ancor prima, per ricordare il mondo di persone che sta attraversando il Mediterraneo e che muore in mare” – Mons. Perego, presidente di Fondazione Migrantes – con il proposito di incominciare a raccontare una storia diversa. 

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