Caro Diario, dimmi chi sono che io non lo so.

Eccoci di nuovo, in questa notte solitaria mentre riempio le tue pagine facendo scivolare la penna sulla carta. 

Mi piace scriverti di sera, sorseggiando una buona tisana alla camomilla. Mi rilassa molto. So che stai pensando: parlo come un cinquantenne. Non saresti il solo…  

Tornando a noi, ho importanti novità. Ho lasciato il mio lavoro da commesso. No, non sono impazzito tutto d’un tratto. Da un paio di mesi, anche su consiglio di Federica, ho cominciato a dare ripetizioni di italiano e storia e a seguire i ragazzi nello studio. 

Sei scioccato vero? Come biasimarti, chi se lo sarebbe mai immaginato… 

Sembra assurdo anche a me. 

Mi sono sempre rifiutato categoricamente di dare ripetizioni. 

Il perché è facile, quasi scontato… non mi sono mai sentito all’altezza. Del resto bisogna conoscere bene la materia, avere una certa presa sui ragazzi, farli studiare e fare in modo (per quanto possibile) che non vengano bocciati. Una grande responsabilità! 

Adesso lo riconosco. Mi sono sempre nascosto dietro a slogan come: “Che noia i ragazzini! Figurati se perdo il mio tempo così”… 

Ora però sono cambiato, profondamente. Mi sento diverso. Ma questo, credo, già lo sai. Dai colloqui con Federica – che novità eh – è sbocciata, come uno splendido fiore, l’idea di fare il professore. E quale passo migliore per cominciare se non le ripetizioni? 

In questi primi mesi non me la sono neanche cavata male. I genitori mi fanno i complimenti, vedono un certo miglioramento dei ragazzi e li trovano più entusiasti anche nello studio. Non voglio prendermi troppi meriti. Non è che faccia chissà cosa, non sono di certo un mago! Il più delle volte in realtà ci parlo, gli chiedo come va, provo a replicare l’approccio di Federica insomma. Certo, poi ci sta anche la parte di lezione, d’altra parte sai quanto mi piace chiaccherare di alcuni argomenti. Il più delle volte sono i ragazzi a dovermi stoppare dicendomi che è finita l’ora…

Come puoi intuire da queste frasi sconnesse, la nuova avventura mi sta piacendo molto. E’ un altro salto nel buio, lo so, eppure non ho paura. Voglio lanciarmi e vedere dove mi porta. Anche adesso che ti scrivo, provo una gioia difficile da spiegare: ripensare ai volti dei ragazzi, ai momenti condivisi con loro, ai loro sorrisi, alle loro aperture, mi riempe il cuore. 

E’ la strada giusta, non ho alcun dubbio. La prossima settimana avrò due ragazzi nuovi e non vedo l’ora di conoscerli, aiutarli non solo nello studio. Mi piacerebbe essere questo tipo di professore… 

Ora ti lascio, ma ti aggiornerò a breve!

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